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Pierluigi Gerbino

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27 maggio 2020

RECOVERY FUND: TROPPO BELLO PER ESSERE VERO?


Come è già successo più volte in passato, e nel commento di ieri ne ho portato alcuni esempi, i livelli
chiave che segnano lo spartiacque tra due stati d’animo opposti nel sentiment dei mercati,
richiedono un po’ di tempo per essere adeguatamente testati.
Su quei livelli le forze in campo che si combattono (rialzisti e ribassisti) sono schierate in massa a
difesa delle proprie convinzioni. I rialzisti ignorano i pessimi dati dell’economia reale, piegata come
non mai dal blocco produttivo per colpa dei lockdown e guardano piuttosto con speranza alla
montagna di dollari messa in campo dall’indebitamento governativo e fornita dalle iniezioni
monetarie delle banche centrali. I ribassisti notano la sopravvalutazione dei listini, se confrontata
con le attese di forte calo degli utili societari di questo martoriato 2020 e si aspettano che gli indici
atterrino su valori più realistici. Intanto la folla degli opportunisti (i trader di breve periodo) attende
in platea l’esito dello scontro, per poi saltare sul carro del vincitore, stringergli la mano, e
pronunciare la classica frase di servile ossequio: “Bravo. Ho sempre creduto in te!”
Anche stavolta superare l’ostacolo, decretare la fine della negatività e la resurrezione del toro, che
solo due mesi fa sembrava ucciso dal coronavirus, sembra richieda tempo ed pazienza, oltre che
incertezza sull’esito finale.
Lo abbiamo visto anche ieri sul mercato azionario americano, dove il predominio apparente dei
rialzisti si è alternato con la riscossa (apparente anche questa) dei ribassisti, con un’ampia
oscillazione intraday che deve aver provocato un po’ di mal di mare a chi aveva posizioni aperte. Il
future su SP500, che martedì scorso ha superato per la prima volta quota 3.000, per poi chiudere la
seduta al di sotto, ieri mattina, grazie al buon andamento asiatico, ha ripreso la marcia rialzista ed
all’ora europea di pranzo ha segnato un nuovo massimo a 3.035. Ma la debole apertura di Wall
Street lo ha ricacciato rapidamente indietro, nuovamente ben sotto i 3.000 e sotto i minimi della
seduta precedente, dando l’illusione che alla fine stessero prevalendo i ribassisti. Ma la fine non era
ancora arrivata, poiché a 2.965 è scattato l’attacco dei compratori e la seconda parte della seduta è
stata tutta al rialzo con chiusura su un nuovo massimo relativo a 3.039. Insomma in 21 ore (dalle 2
alle 23 di ieri, ora italiana) il grafico ha mostrato tre ampi movimenti direzionali. Due rialzisti: il
primo dalle 2 alle 12, di 51 punti, il secondo dalle 17 alle 23, di 73 punti. In mezzo, dalle 12 alle 17,
si è visto un forte movimento ribassista di -69 punti. Insomma un vero e proprio giro
sull’ottovolante, che ha messo a dura prova lo stomaco degli operatori.
Un giro che oggi potrebbe ripetersi. Anche perché in USA sembra essere in atto una sorta di
rotazione settoriale, che vede prese di beneficio sui vincitori tecnologici, favoriti dal lockdown, che
hanno dominato nella prima fase del rimbalzo, ed un ritorno di fiamma per le imprese tradizionali
della old economy, martoriate dal lockdown e che hanno riaperto i battenti quasi dappertutto. Gli
investitori le stanno un po’ riscoprendo, ora che si stanno convincendo che la ripresa economica sarà
potente e veloce.
La fotografia di questa situazione, che si sta sviluppando da qualche seduta, ce la danno le
performance di ieri. Il Nasdaq100, pieno di big tecnologici, ha fatto “solo” +0,55% contro il +2,21%
del Dow Jones, emblema della old economy, e lo spettacolare +3,27% dell’indice Russell 2000 delle
small cap. SP500, che comprende un po’ di tutto, ha segnato +1,54%, praticamente in mezzo.
Raramente si vede una simile variabilità di performance tra i 4 indici USA.
Assai più tranquilla e radiosa è stata invece la seduta europea, sebbene smorzata un po’ dal fatto
che, mentre le borse europee chiudevano la seduta, Wall Street stava vivendo il suo movimento
correttivo sotto i 3.000 punti di SP500.
Eurostoxx50 (+1,73%) e Dax (+1,33%) hanno comunque portato a casa il chiaro superamento dei
massimi di fine aprile, che decreta l’uscita rialzista da una lunga fase laterale, che si protrae da
quasi due mesi. Il segnale di forza apre la strada verso obiettivi abbastanza ambiziosi (3.260 per
Eurostoxx50 e 12.250 per il Dax). Un po’ più sbiadita è stata la performance del nostro Ftse-Mib
(+0,28%, ieri tra i peggiori d’Europa), nonostante la discreta vena delle banche, ma gravato da
qualche presa di profitto sui titoli che avevano corso molto nelle sedute precedenti. E’ significativo
che il nostro indice non abbia ancora superato i massimi di aprile e rimanga all’interno del trading
range, mostrando così una debolezza relativa evidente, se confrontato con Eurostoxx50 e Dax.
Eppure ieri ci sarebbe stato da festeggiare la proposta di Piano sul Recovery Fund, presentata ieri al
Parlamento Europeo da Ursula Von der Leyen, e che sarà discussa dal Consiglio Europeo dei capi di
stato e di governo il 18-19 giugno prossimi.

Una vera e propria manna dal cielo per le casse dello Stato italiano sempre più vuote.
Lo stanziamento è di 750 miliardi (250 in più della proposta franco-tedesca) e di questi ben 500
andrebbero a fondo perduto, mentre 250 sarebbero prestiti da restituire.
Il nostro paese sarebbe il maggior beneficiato, con ben 82 miliardi di “pasti gratis” e 91 miliardi di
prestiti, ovviamente a tassi molto bassi.
Sembra un regalo così significativo da aver chiuso la bocca persino ai due accaniti sovranisti Salvini
e Meloni, che si sono limitati a balbettare che fino a quando non arriveranno i soldi non ci
crederanno.
Eppure lo hanno festeggiato di più gli altri listini europei che il nostro Ftse-Mib.
Perché il mercato italiano è così cauto? Solo un mese fa nessuno si sarebbe mai aspettato un aiuto
così generoso.
Forse c’è il timore che i tempi di attuazione siano un po’ troppo lenti. Si parla di disponibilità a
partire dal 2021. Come faremo a passare il guado del 2020 senza gli aiuti?
O forse si aspettano qualche scherzetto ostruzionistico da parte del club Frugal Four (Olanda,
Austria, Danimarca e Svezia)? L’Olanda in effetti si è già detta contraria e probabilmente darà
battaglia. Ma se sono d’accordo Merkel e Macron è difficile che la proposta non passi.
Eppure in un contesto di euforia vedere la nostra borsa così indietro dopo un simile regalo lascia un
po’ perplessi.
Il piano per il Recovery Fund sembra troppo bello per essere vero.

 

5/3/2020

SCOPERTO IN USA IL VACCINO BIDEN?


Quando la volatilità prende il sopravvento può capitare di assistere ad oscillazioni paurose in
pochissimo tempo sugli indici azionari. Come quelle degli ultimi 3 giorni sull’indice SP500: sedute
con +4% lunedì, -3% martedì, e nuovamente +4% ieri. Oscillazioni da cardiopalma, che mettono
tutti gli investitori su un ottovolante, anche quelli che dai saliscendi sono terrorizzati.
Chi ha un po’ di memoria queste cose le ha già vissute nell’estate del 2011 e soprattutto nel 2008,
con una magnitudo sismica ancora più imponente. Ricordo nel novembre 2008 due sedute da -6%
seguite da due sedute da +6%. E quella scossa, che qualcuno scambiò erroneamente per una
inversione a V, non segnò la fine del ribasso, che si concluse 100 punti sotto il vertice della finta V
solo a marzo del 2009.
Il problema, non di poco conto, è che molti dei gestori di fondi che in questi giorni calcano le scene
dei mercati non hanno la memoria storica del passato. Alcuni perché allora erano all’università a
studiare le teorie gestionali che si stavano schiantando e che oggi stanno di nuovo applicando, senza
mettere in conto che il 2008 si possa ripetere. Altri, che magari c’erano, hanno perso il ricordo,
lavato dall’abbondante liquidità fornita da un decennio di accondiscendenza delle banche centrali, ed
oggi pensano che “questa volta è diverso”.
Se l’esito finale sarà diverso lo vedremo. Intanto prendiamo atto che la volatilità sta facendo il suo
sporco lavoro esattamente come allora. A chi si sta chiedendo quale sia lo sporco lavoro della
volatilità, possiamo rispondere citando Keynes: “Separare gli sprovveduti dal loro denaro”.
Un altro aspetto tipico dei momenti di alta volatilità, in cui le bizze dei mercati sono violente, è che
il compito dei commentatori diventa difficile. Trovare il motivo dell’ultimo movimento a volte appare
facile, ma poi si scopre il giorno seguente che forse il mercato non aveva le idee così chiare, poiché
sembra confutare lo schema interpretativo usato per motivare il movimento del giorno precedente.
Altre volte si presenta fin da subito molto difficile, anche perché, quando il mercato cambia
continuamente direzione, magari lo fa senza apparenti motivazioni.
Ieri il violento rimbalzo che si è sviluppato a Wall Street, dopo una mezz’oretta di oscillazione
iniziale, ha annullato completamente sull’indice SP500 lo svarione accusato il giorno prima, subito
dopo l’annuncio maldestro del taglio dei tassi FED.
Perché sia successo non mi è molto chiaro, a meno di volerlo motivare con una rivalutazione della
performance comunicativa della FED o con l’illusione che l’efficacia dei provvedimenti presi sia
ancora quella di una volta, quando la crisi era nella domanda, mentre ora è nell’offerta.
Forse una qualche ventata di ottimismo sembra averla fornita il Fondo Monetario internazionale, che
ha varato un finanziamento anti-virus da 50 miliardi di dollari a disposizione degli stati che ne
abbiano bisogno. Forse gli ottimisti si sono aggrappati alla resurrezione di “sleeping Joe”, come
Donald Trump chiama il suo acerrimo nemico Joe Biden. Questi, che nelle prime tornate delle
primarie Dem sembrava effettivamente piuttosto addormentato, ha beneficiato nel super Tuesday
del ritiro di alcuni candidati del fronte moderato ed ha vinto in parecchi stati, passando in vantaggio
rispetto al suo rivale socialista Bernie Sanders. Ieri poi, il magnate Bloomberg ha terminato la sua
veloce apparizione come stella cadente e, dopo aver sperperato in inutili spot mezzo miliardo di
dollari, si è già ritirato ed ha promesso il suo appoggio a Biden, che a questo punto diventa il grande
favorito del fronte Dem.
Perché le borse dovrebbero festeggiare la probabile candidatura di Biden a sfidare Trump? Per il
fatto che se Donald è il pusher ufficiale della speculazione rialzista, Biden, se anche dovesse vincere,
sarebbe un controllore che non controlla nulla e la banda delle banche d’affari potrebbe continuare
indisturbata a speculare. Io, da quel che ho visto, penso che il problema non si dovrebbe porre,
poiché verrà fatto a pezzi da Donald, a meno che il virus e la recessione gli diano una mano
insperata. Sembra proprio che la vocazione al suicidio politico non sia un’esclusiva dei democratici
italiani.
Comunque SP500 è tornato nei pressi del massimo dell’esuberanza raggiunto martedì, quando la
FED ha tagliato i tassi (quota 3.136), ma lì si è fermato ed i futures oggi fanno pensare che non sarà
facile superare l’ostacolo. Il pendolo odierno potrebbe presentarci una seduta negativa.
Comunque ora sappiamo che i massimi ed i minimi di ieri costituiscono una sorta di discriminante
per il movimento dei prossimi giorni. Sopra 3.136 potremmo avere ulteriori risalite fino al test della
media a 50 sedute (3.218).
Una rottura di 3.034 invece chiamerebbe un nuovo test dei minimi a 2.855.

C’è da farsi venire il mal di mare? E’ la volatilità, bellezza.

 

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DISCLAIMER


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