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Pierluigi Gerbino

14/12/2020

 

LA BCE NON BASTA A RIPORTARE L’ENTUSIASMO

Comincia a farsi piuttosto noiosa l’attesa che il mercato prenda una decisione direzionale dopo una settimana di tiki-taka vicino ai massimi storici. Lo so che sto per fare un bisticcio di parole, ma l’unica certezza che i mercati azionari ci hanno consegnato questa settimana è la loro incertezza. Dopo due mesi laterali (settembre ed ottobre) ed un mese fortemente rialzista (novembre), che ha disegnato sui grafici una sorta di scalino rialzista a doppia cifra, ora sembra tornato l’equilibrio tra compratori e venditori ed il mercato si è preso una pausa di riflessione poco sotto i massimi storici di area 3.700 dell’indice più importante del mondo, l’americano SP500.

Non c’è dubbio che il tono di fondo permanga rialzista, grazie all’inerzia accumulata con lo strappo di novembre. Ma proprio l’eccesso di euforia mostrato in quel mese ha provocato una sorta di indigestione da parte dei compratori, che si trovano ora nell’impossibilità materiale di mantenere la velocità di crescita degli indici che si è vista a novembre. Questa diminuzione del ritmo rialzista porta qualcuno a prendere profitto ed accresce la dimensione degli ordini di vendita. Pertanto è tornato un maggior equilibrio tra compratori e venditori.

Del resto molte scommesse delle scorse settimane si sono avverate. La lotta per la Casa Bianca si è ormai risolta, anche se Trump non ha concesso e credo che non concederà mai l’ammissione di sconfitta. Il Vaccino Pfizer è arrivato ufficialmente in Gran Bretagna e oggi inizierà la fase finale della valutazione anche da parte della FDA americana. C’è stato qualche intoppo, sulle forniture e sui casi di allergia, ma la fiducia che questa sarà l’arma letale per il virus al momento non sembra scalfita.

Se resta un forte ottimismo sul futuro sanitario ed anche politico, per il ripristino dell’educazione diplomatica ed il ritorno al multilateralismo, di cui Trump ha fatto scempio nei 4 anni di reggenza, non va dimenticato però che il presente presenta parecchie criticità.

La pandemia in USA sta battendo ogni giorno nuovi record e, per colpa del mancato rispetto del distanziamento durante i pranzi della Festa del Ringraziamento, la curva dei contagi da qualche giorno è tornata a salire con notevole inclinazione, stabilmente oltre i 200.000 contagi quotidiani, mentre gli ospedali raggiungono la saturazione al 90% dei posti Covid disponibili ed i morti giornalieri ieri hanno stabilito il nuovo massimo storico a quota 3.053. Intanto comincia a vedersi anche nelle statistiche economiche l’effetto delle misure restrittive adottate da tutti gli stati USA. Ieri ha fatto abbastanza scalpore la forte crescita settimanale delle richieste di sussidi di disoccupazione, lievitate a 853.000 (+137.000 rispetto alla settimana precedente) contro le attese di 720.000. Ed altre 427.000 si sono aggiunte ai programmi straordinari di sussidio pandemico che scadranno il 26 dicembre.

Urge un accordo bipartisan al Congresso per rinnovare il finanziamento statale di questi programmi ed evitare un’ondata di fallimenti personali e imprenditoriali. Intanto la sabbia scorre nella clessidra ed il 18, tra soli 6 giorni lavorativi, il Congresso sospenderà i lavori per le festività natalizie.

I mercati ieri speravano che la BCE fornisse, almeno lei, una dose di stimolanti sufficiente adimenticare il presente e tornare a pensare al futuro radioso. Ma da Francoforte è arrivata poca adrenalina, meno di quanta i mercati sperassero. Intanto l’ufficio studi BCE ha rivisto al ribasso la crescita della zona euro e certificato che il quarto trimestre 2020 porterà un -2,2% al PIL, che causerà un risultato annuale in calo del -7,3%. Meglio delle attese primaverili, che vedevano un -8%, e grazie al buon rimbalzo del 3° trimestre, quello estivo. Ora però l’autunno porta un secondo impulso recessivo che ha obbligato a ridimensionare le attese di crescita 2021 ad un +3,9%, ben lontano dal recuperare quel che si è perso quest’anno. Sempre si verifichi lo scenario base. Perché se dovesse avverarsi lo scenario peggiore, basato su una scarsa efficacia delle vaccinazioni, il PIL previsto il prossimo anno si fermerebbe ad un misero +0,4% e addio recupero.

Per aiutare l’economia la BCE ha varato quel che ci si attendeva, ma nulla più. Un po’ di maquillage alle varie misure già in essere e l’ampliamento del PEPP, il piano straordinario di QE aggiuntivo pandemico. La somma è stata portata a 1.850 mld con un aumento di 500 e l’estensione di 9 mesi, fino a marzo 2022, della copertura. Oltre a questo solo disponibilità a fare magari anche altro, se e quando sarà necessario. Il cocktail BCE non è stato per nulla stimolante e le borse europee hanno chiuso mestamente, con leggeri cali, anche la seduta di ieri. Anche a Wall Street i listini hanno avuto difficoltà a scegliere tra futuro radioso e presente schifoso, e pertanto non hanno deciso nulla, chiudendo la seduta in lieve calo su SP500 e Dow Jones ed in lieve rialzo, dopo la botta del giorno prima, sul tecnologico Nasdaq100.

Oggi la settimana si chiuderà ancora in attesa che i mercati decidano se fare questa benedetta correzione oppure puntare nuovamente fin da subito sui massimi storici di SP500. Ho la sensazione che non ce lo vogliano dire prima del week-end.

Pierluigi Gerbino www.borsaprof.it

 

 

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