DICONO DI NOI

 

" L'Espresso 15 luglio 1999 "

 



 

 

 

L'ITALIA CHE INVESTE IN BORSA VIA INTERNET

Prendi i soldi e scappa online

L'ex emigrato del Gargano. L'ex insegnante di Torino. Il negoziante e l'impiegato di Roma... Incontriamo il popolo dei trader telematici

 

di Maurizio Maggi

 

Eccolo il popolo degli Internet traders italiani. Quindici, forse ventimila pionieri dell'investimento in Borsa tramite la Rete. C'è chi opera da casa, nei ritagli di tempo. Chi in ufficio, stando attento a non essere scoperto dal capo; oppure in negozio o in treno, grazie al portatile. E c'è anche chi, come Antonio Perta di Sannicandro Garganico, Foggia, quella di comprare e vendere azioni via Internet l'ha fatta diventare una vera e propria occupazione. Perta ha trasformato il garage di casa in sala contrattazioni: passa otto ore al giorno davanti al video e prega gli amici di non andare a trovarlo nelle ore di apertura della Borsa: «Vai al bar per un caffè e magari ti perdi la possibilità di fare un bel colpaccio». Tornato in Gargano dalla Germania, dove aveva lavorato in una fabbrica di sanitari, Perta ha scoperto la Borsa telematica. Dopo aver guadagnato una ventina di milioni nel 1997, l'anno scorso ha definitivamente convinto la moglie di aver fatto la scelta giusta: a quanto dice, la sua performance è stata del 400 per cento. Ha fatto dieci volte meglio dell'indice della Borsa di Milano. «L'Olivetti mi ha fatto volare, ma ho ottenuto belle plusvalenze con altri titoli del Mib 30», racconta l'ex emigrato trentottenne. Sul conto operativo lavora con 200 milioni: «È la mia dimensione: quando le cose vanno bene, monetizzo la performance e riparto». Nei primi sei mesi del '99, s'è portato a casa, pardon in garage, un altro 70 per cento di performance.

Quello di Antonio Perta è probabilmente un caso limite. Però la febbre della Borsa via Internet comincia davvero a contagiare gli italiani. Anche se l'Italia, paese caratterizzato dall'ancora scarsa predisposizione agli investimenti azionari e dalla lenta penetrazione del computer e di Internet (due milioni e mezzo di utenti abituali) tra le mura domestiche, non si avvicinerà certo ai livelli americani. Nell'ultimo anno e mezzo, negli Stati Uniti il numero degli investitori su Internet è più che triplicato, passando da due a 6,3 milioni. Un quarto delle contrattazioni quotidiane sulle azioni quotate a New York è alimentato da questa immensa platea. Charles Schwab, numero uno del trading sulla Rete, è diventato il primo broker azionario degli Usa. In Italia, i più ottimisti pensano a un pubblico compreso tra uno e due milioni di persone nel giro di quattro anni. Spiega Alessandro Foti, direttore generale di Fin-Eco, la Società d'intermediazione mobiliare del gruppo Bipop: «Ci sono 22 milioni di italiani che generano risparmi e debbono pensare a come collocarli. Se il 5 per cento di loro utilizzerà anche Internet, ecco il primo milione di investitori-navigatori. Se il coinvolgimento sale al 10 per cento, si superano i due milioni». Aggiunge Giovanni Benedetto, partner di Andersen Consulting: «Si stima che le persone intenzionate a decidere autonomamente i propri investimenti siano circa 3,6 milioni. È logico immaginare che il 30 per cento potrà usare anche Internet».

Attualmente sono una decina le banche e le società di intermediazione mobiliare a offrire le contrattazioni online (vedere la scheda sotto). Nei prossimi mesi scenderanno in campo tutti o quasi i grandi gruppi bancari, la concorrenza si farà serrata e i costi delle commissioni, già molto competitive rispetto a quelli praticati dai borsini, scenderanno ancora. Alla Banca Sella, che con una commissione d'intermediazione del 2,85 per mille è la più economica del gruppo, si appresta a rispondere la Cariplo: da metà luglio la sua commissione sarà del 2,75 per mille. Nei borsini delle banche si viaggia intorno al 7 per mille. Inoltre sarà possibile investire anche sui titoli esteri. La Fin-Eco comincerà nel giro di qualche settimana, la Mediosim a partire dall'autunno. «Sulle società americane, i navigatori possono avere le stesse informazioni in possesso degli analisti. Con lo sviluppo delle contrattazioni sulla Rete, anche le aziende quotate italiane dovranno attrezzarsi per essere più trasparenti, perché saranno tenute sotto osservazione da migliaia di piccoli broker», auspica Roberto Crapelli, amministratore delegato di At Kearney.

«C'è un interesse che attraversa geograficamente e socialmente il paese: professionisti e artigiani, casalinghe e pensionati. Molti approdano a Internet per operare con maggiore velocità ed efficienza, altri invece fanno il percorso inverso, scoprendo la Borsa proprio grazie a Internet», afferma Andrea Grinza, direttore amministrativo di Directa, la prima società di intermediazione a puntare in Italia sulla Borsa telematica. Sono ancora pochi i finanzieri italiani del fai-da-te informatico, ma assai più frenetici dei loro colleghi a stelle e strisce. In America è considerato frequent trader chi fa almeno un'operazione al mese. Da noi, la media attuale è di quasi una compravendita al giorno. Molte grandi banche hanno esitato prima di lanciarsi su Internet, temendo di cannibalizzare l'attività dei loro borsini. Ora però sembrano tutte convinte che la sfida vada accettata. «Anche perché offrendo le contrattazioni online si possono conquistare clienti nuovi per la banca», sottolinea Foti di Fin-Eco.

Ma vediamo come si organizzano gli Internet-investitori. Valdecir Cacitas, 30 anni, brasiliano di passaporto ma nato a Granada, in Spagna, non si allontana quasi mai dalla postazione. Quando è in viaggio, usa il portatile. Laureato in giurisprudenza ed esperto di diritto internazionale, è in Italia da cinque anni e gestisce a Torino una società di consulenza commerciale e finanziaria. La sua vera passione però è la Borsa. «Con Internet vado a nozze. Investo solo sui titoli più importanti utilizzando l'analisi tecnica e il sistema delle "candele giapponesi". Uno studio dei grafici che aumenta assai la possibilità di capire se un'azione è destinata a scendere o a salire».

Vittorio Selli, 34 anni, è titolare di un negozio di elettrodomestici a Roma. Giocava in Borsa, ma non ne poteva più dei ritardi e degli errori degli addetti al borsino della sua banca. Adesso tratta opzioni e azioni italiane dal Pc installato in negozio e la sera si scambia pareri e informazioni nelle molte piazze virtuali che si sono formate intorno ai siti finanziari o promosse da singoli risparmiatori.

Come quella creata dall'ex insegnante di Torino, Michele Pianta, 53 anni, in pensione da cinque. «Dedico molto più tempo alla comunità virtuale che all'attività di compravendita. La Borsa l'ho scoperta grazie a Internet. Investo sulle azioni del Mib 30 e del Midex e, purtroppo, anche sui covered warrant. Prodotti rischiosi, perché il mercato è in mano agli emittenti. Meglio starne alla larga».

Proprio per non farsi sorprendere dalle altalene dei covered warrant, l'impiegato romano Paolo Peroni, 38 anni, ha inserito sul pc, in ufficio, una serie di allarmi che lo avvisano quand'è il momento buono per lanciare un ordine. «Ho preparato un programma per tenere sotto controllo i covered warrant più trattati, così sono sempre pronto a intervenire», racconta. Allo studio dei covered warrant e dei titoli e degli indici cui sono agganciati dedica quasi tutte le serate e buona parte del week-end: «Li seguo anche in ferie. Per fortuna: altrimenti mi sarei perso il colpaccio con il warrant sull'indice Nikkei della Borsa di Tokyo. Invece sono riuscito a pagarmi la settimana al mare».

Andrea Giuga, quarantenne di Busto Arsizio, fa l'installatore di impianti elettrici. «Ricchi non si diventa, però l'operatività diretta ti cattura, ti prende. Un po' come il Superenalotto. Faccio una media di 5-6 compravendite al giorno. Mi piacerebbe avere più tempo da spendere al computer. Il sistema è perfetto, i costi ridotti all'osso: una situazione che ti invita a operare con maggiore frequenza». Proprio così, il giocattolo è di quelli che ti acchiappano. Così, molti Internet trader finiscono per comprare e vendere più del necessario. Dice Diego Pastorino di Soldi online, frequentata piazza finanziarie della Rete: «C'è il rischio che venga fatto un uso improprio dello strumento. Capita soprattutto quando il fenomeno è agli inizi. È successo anche in America». Poi si prende qualche bella scoppola e si comincia a stare più attenti.

 

 

(15.07.1999

 

 


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