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PRIMO BOSI

guida alle opzioni

   GUIDA PERSONALE ALLE OPZIONI

 

 

Dedicato a CAMILLA

 

Lezione Prima: caratteri generali

Un’opzione è un titolo negoziabile che attribuisce a chi investe la facoltà, ma non l’obbligo, di acquistare (call) o vendere (put) un certo bene finanziario (il sottostante) ad un prezzo prefissato (strike price) prima di una certa scadenza (esercizio di tipo americano) o ad una certa data (esercizio di tipo europeo).

Sul mercato domestico sono attualmente trattate le opzioni sull’indice MIBO e su azioni iso-alfa.

Le iso-alfa ed i lotti minimi attualmente trattati sono:

 

                         ISO-ALFA attualmente trattati

ACEA

1.000

 

 

 

ALLEANZA ORD

500

 

MEDIASET

1.000

AEM

2.500

 

MEDIOBANCA

1.000

ALITALIA

AUTOSTRADE

5.000

1.000

 

 

MONTEDISON ORD

MPS

10.000

1.000

BANCA ROMA

5.000

 

OLIVETTI ORD

5.000

BANCA INTESA

BIPOP

1.000

1.000

 

 

PIRELLI ORD

RAS

1.000

500

COMIT

1.000

 

SPAOLO IMI

500

ENEL

1.000

 

SEAT ORD

2.500

ENI

EDISON

500

1.000

 

 

TIM ORD

TISCALI                           

1.000

100

FIAT ORD.

500

 

TELECOM ORD

1.000

FINMECCANICA

10.000

 

TELECOM RISP

1.000

GENERALI

100

 

UNICREDITO ORD

1.000

HPI

1.000

 

 

 

 

Facciamo un esempio concreto per capirci meglio.

Acquistando una opzione CALL INA dic99 base 2,85 a diciamo 0,033 euro, ho la facoltà di acquistare entro il terzo venerdì del mese di dicembre 10.000 INA pagandole 2,85 euro.

L’acquisto di questo diritto mi viene a costare 0,033 x 10.000= 330 euro.

I costi non finiscono qui. Vanno aggiunte le commissioni applicate dalla banca o dalla sim che in genere variano dal 2,5 all’ 1 per mille sul controvalore del sottostante, cioè nell’esempio su 2,85 x 10.000= 28.500 euro.

Ipotizzando per semplificare commissioni al 2 per mille, in questo caso il nostro esborso sarebbe di 28.500 x 2/1000 = 57 euro.

Su quest’ultimo costo vorrei aggiungere brevemente due cose:

a)          è l’unico costo che vi fa pagare la banca per l’esercizio integrale       dell’operazione, nel senso che se un domani uno si trovasse nella convenienza di esercitare il diritto, sull’operazione di acquisto di 10.000 INA a 2,85 la banca non applicherà alcuna commissione.

b)          Alcuni istituti di credito fanno pagare una commissione minima per l’apertura di queste posizioni. Personalmente pago 100.000 lire minime, non sono tante ma tenetene conto.

Le opzioni sul MIBO sono di tipo europeo, cioè esercitabili solo a scadenza, mentre le iso-alfa sono di tipo americano, cioè esercitabili il qualsiasi momento.

Riguardo a questo ultimo aspetto bisogna stare attenti quando si opera una vendita su un’azione che materialmente non deteniamo in portafoglio, perché la controparte potrebbe, in teoria, richiedere in qualsiasi momento l’esercizio del suo diritto. In questo caso dovremo necessariamente ricorrere al prestito titoli da parte della banca (o della sim) che per questo servizio ci addebita una discreta penale.

Diciamo subito che non è un caso molto frequente in quanto, in genere, si preferisce attendere il giorno di scadenza, ma che potrebbe presentarsi quando la nostra base venduta si trova deep in the money, cioè quando p.e. ho venduto CALL ENI base 5 ed ora il titolo viene scambiato sul mercato a 5,60.

La scadenza delle opzioni è fissata ai prezzi di apertura della borsa del terzo venerdì del mese.

Alcuni istituti per autorizzare l’operatività con questi strumenti aprono un apposito conto dopo aver valutato la solidità patrimoniale del richiedente.

Sono strumenti nati essenzialmente come copertura (hedging) ma che molti utilizzano essenzialmente con valenza speculativa soprattutto per i loro bassi costi e per il notevole effetto leva che li contraddistingue.

Un contratto sul MIBO costa mediamente dalle 30 alle 60 mila lire (a seconda delle banche, dell’operatività del cliente, della disponibilità dell’impiegato, della minaccia di passare alla concorrenza…) più naturalmente il premio pagato.

Il nostro eventuale guadagno viene calcolato non sull’entità del premio ma sul capitale effettivamente controllato, faccio un esempio, con un contratto MIBO CALL  36.000 si spostano 36.000 x 2,5 = 90.000 euro, se alla scadenza l’indice si trova a 37.000 il nostro guadagno sarà di 1.000 x 2,5 = 2.500 euro.

 

L’acquisto di opzioni siano esse put (al ribasso) o call (al rialzo) non dà luogo all’utilizzo dei margini di garanzia, in quanto la perdita massima è quantificabile nell’esborso iniziale per l’acquisto del premio.

 

Il discorso cambia laddove si sia invece venditori dei premi; in questo caso a fronte di un guadagno iniziale ci si espone al rischio di una perdita potenzialmente illimitata, per questa ragione la banca ci chiede un margine di garanzia che varia a seconda che la nostra vendita sia fatta su basi vicine alla quotazione del mercato, oppure sia avvenuta su basi out of the money.

La pura e semplice vendita dei premi può essere una strategia vincente in periodi di alta volatilità, quando cioè i prezzi delle opzioni risultano essere particolarmente alti; in genere in periodi di bassa volatilità è una strategia da evitare in quanto i guadagni sono limitati rispetto al pericolo che si corre.

Zibordi identifica una semplice regola da tenere sempre bene in mente per non scottarsi con le opzioni: vanno comprate quando la volatilità decade sul 50% di quella media del trimestre o dell’anno, vanno invece vendute quando la volatilità esplode sul 200% di quella media dell’anno o del trimestre.

Ci sono tendenzialmente due modi di operare con le opzioni: un modo è la ricerca di opzioni sottovalutate, l’altro è quello di cercare di individuare il trend del mercato.

 

L’operatività sulle opzioni come strumento in sé, per esempio con la ricerca di opzioni sottovalutate, viene anche detta trading di volatilità e cerca essenzialmente di sfruttare le opzioni per costruire posizioni che trarranno beneficio dal modo in cui è valutata l’opzione.

Questo approccio è di tipo neutrale rispetto alla prospettiva sul movimento di prezzo del sottostante e permette di guadagnare in varie situazioni.

Personalmente sconsiglio caldamente questo tipo di approccio, soprattutto per chi è alle prime armi, per vari motivi:

 

1)          è un approccio che richiede un’attenzione costante sulle varie basi dell’attività finanziaria considerata, per riuscire ad individuare eventuali scostamenti anomali. 

 

2)   in un borsino normalmente si hanno questi passaggi; si individua la base da trattare, poi ci si deve rivolgere all’operatore del borsino e se siamo fortunati e lo troviamo libero (tante volte è alle prese con un cliente che protesta per il tasso di interesse basso che ha sul libretto di deposito e che purtroppo per noi ha i nostri stessi diritti), questo telefona all’operatore della sim che tratta i derivati….

Come potrete capire un’eternità in un mercato che non di rado si muove ad una velocità supersonica.

A ciò dobbiamo aggiungere che noi del “parco buoi” non possiamo certo contare su strumenti sofisticati per il calcolo del valore reale di un’opzione, per cui finiamo sempre con il subire il mercato, nel senso che difficilmente noi riusciremo ad individuare un’opzione in quel preciso istante palesemente sottovalutata (o sopraquotata) e prendere una posizione vincente almeno in partenza.

A me è capitato più volte, soprattutto in momenti di mercato poco liquido, di riuscire ad individuare opzioni siffatte che però mi venivano regolarmente sfilate di mano nel momento del colloquio con l’operatore in derivati con la fatidica frase ops .. aspetta .. non ci sono più, oppure viceversa di aver dato un prezzo tale che dalla parte opposta del filo si sentiva rispondere aspetta un attimo … sì fatto, cosa che mi lasciava alquanto dubbioso sulla bontà intrinseca dell’operazione in essere.

 

3)   una volta acquisita una posizione questa va monitorata attentamente anche nei giorni successivi, i mercati a volte hanno fluttuazioni importanti che non possono essere ignorate se non si vogliono perdere soldi

Un altro modo di operare è scegliere un’azione, o un indice, e cercare con un’opzione di capitalizzare al meglio la loro prossima direzione sul mercato.

Questo metodo viene chiamato trading direzionale per via dell’opinione che l’investitore si è fatto sulla direzione che lo strumento sottostante prenderà durante la vita dell’opzione.

E’ un tipo di operatività che può dare grandi soddisfazioni ma che non perdona gli errori di valutazione del trend.

Errore ricorrente da evitare. Un errore  nel quale cade chi inizia è quello di comprare opzioni out-the-money invogliati da un loro costo più basso.

Una regola essenziale da mettersi in testa è che nel mercato non ci sono stupidi e se un’attività finanziaria costa poco con molte probabilità vale anche poco.

E’ evidente che se uno riesce ad anticipare un movimento del sottostante di un 10%-15% a pochi giorni dall’acquisto i guadagni sono assicurati in ogni caso.

Anche in questo caso ci vuole tempo per monitorare poi l’andamento dell’attività finanziaria scelta, non bisogna dimenticare che se alla scadenza ci troviamo sotto lo strike  in un’opzione call o viceversa in una put, abbiamo perso tutto il premio pagato.

Bisogna così essere pronti a cambiare strategia , magari in corsa, p.e. vendendo le basi superiori o inferiori. Ma non vi preoccupate perché queste cose si imparano subito dopo le prime “bacchettate”.

Un altro errore da evitare è quello di credersi i nuovi geni della finanza ed assumersi rischi superiori alle proprie forze, sia finanziarie, sia psicologiche; poiché se il mercato ti va contro con forza e tu insisti magari rinforzando le posizioni prese per recuperare, rischi di farti seriamente del male.

Il mercato va assecondato, in certi momenti è meglio prendersi una piccola perdita , o non riuscire a prendere tutto il guadagno possibile, pur di non correre rischi inutili.

Altra cosa importante da tenere sempre in mente per valutare i rischi che corriamo è che il mercato per salire si serve delle scale, per scendere usa l’ascensore.

Una guida per l’operatività che non si trova sui libri ( qualcuno ora storcerà la bocca!) è quella di vedere dove si posizionano le mani forti dl mercato.

Bisogna cioè andare a vedere su quali basi si trova l’open interest  più elevato, questo è un dato facilmente rintracciabile sui quotidiani finanziari, e ci dice il numero di contratti aperti su quella base.

Attenzione, un livello più elevato degli altri non significa certo che questo non possa essere superato, ma ci dà senz’altro una indicazione della sua importanza come supporto o resistenza, poiché è un livello che per una maggioranza di operatori deve “tenere” proprio perché questi non hanno interesse ad un suo sfondamento.

E’ evidente che se poi il mercato si dimostrerà più forte delle mani forti, lo sfondamento di questi livelli può portare ad un’accelerazione del trend in atto per l’immancabile meccanismo delle ricoperture.

 

Altra cosa da tenere in considerazione al momento dell’acquisto è lo spread denaro \ lettera; quando il mercato è fatto dai market maker  questo spread si amplifica, e in questo caso, a meno di non voler operare ad ogni costo,  mai comprare sulla lettera o vendere sul denaro.

Al borsino mi prendono in giro per questo mio atteggiamento, ma ogni lira che risparmio entra nella mia cascina…poi fate voi.

 

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