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Corso di analisi tecnica - 14^ lezione -  

dott. Natale Lanza

 

 
TRADING SYSTEMS


 
Premessa


Man mano che, nel corso degli anni, l'analisi tecnica deludeva sempre di più, non per mancanza di validità intrinseca, ma per la discutibile soggettività delle sue risultanze, gli operatori cominciavano a sentire l'esigenza di introdurre un elemento che sottraesse il più possibile le segnalazioni operative agli effetti dell'emotività  personale.
Dapprima presero a parlare di autodisciplina, riferendosi a un'autoimposizione a seguire le indicazioni dell'analisi tecnica, anche quando non convinti sotto il profilo razionale, senza rendersi probabilmente conto che il problema restava ugualmente senza soluzione: intanto con l'autodisciplina, comunque la si intendesse, non veniva ancora risolta l'eterna questione del conflitto tra i vari indicatori; inoltre, qualsiasi sforzo interiore l'analista facesse, continuava a non esserci modo di svincolare l'operatività da grafici e calcoli soggetti a interpretazione.
Con la diffusione dei personal computers, però, si è scoperto che, trasformando in algoritmo il processo valutativo,  poteva essere delegato alla macchina il compito di analizzare le informazioni disponibili e di generare dei segnali operativi direttamente utilizzabili.
L'oggettività veniva così assicurata e l'autodisciplina acquistava il senso dell'osservanza, senza discussioni, del responso del computer; erano nati i trading systems.
Non bisogna naturalmente equivocare: un trading system non presuppone necessariamente un lavoro al computer; l’algoritmo può essere, nei casi più semplici, sviluppato anche dall’operatore, ma è solo quando quest’ultimo non interferisce in alcuna maniera nell’elaborazione dei fattori decisionali che può essere assicurata l’obiettività di valutazione necessaria per fare la differenza tra un sistema meccanico e uno discrezionale.
 

Principi di base


Nei trading systems vengono fondamentalmente forniti al computer tre tipi di informazioni:
* una serie storica di quotazioni;
* dei parametri da utilizzare per il calcolo degli indicatori prescelti;
* delle regole da utilizzare per la generazione dei segnali operativi.
Benché, a rigore, sia sufficiente la predisposizione di un solo indicatore, i trading systems sono di solito programmati per la elaborazione congiunta  di più strumenti di analisi tecnica;  il problema della eventuale conflittualità tra le risultanze viene risolto con il ricorso a un algoritmo di calcolo che produce segnalazioni di acquisto o di vendita solo nei casi in cui queste siano compatibili con tutte le regole prefissate.


 
Progettazione


La realizzazione di un trading system passa attraverso una serie di fasi.
Intanto la progettazione. Un'intuizione, una lettura, un'emulazione fanno talvolta scattare la convinzione che, combinando opportunamente certe tecniche di analisi, si possa aumentare la frequenza dei successi.
Non è esattamente così, non almeno in assoluto. Anzitutto il trading system deve essere progettato con specifico riferimento alle caratteristiche intrinseche di un mercato o di un indice o di un titolo, alla frequenza connessa al tipo di attività, alla strategia che si intende adottare. Anche il grado di predisposizione al rischio da parte dell'operatore costituisce fattore fondamentale da prendere in considerazione, perché da esso dipende lo spessore dei filtri che il sistema deve superare prima di produrre i suoi segnali.
La progettazione richiede, poi, un'oculata scelta degli indicatori sulla cui azione congiunta dovrà basarsi l'elaborazione. Dovranno essere quindi scelti degli strumenti che siano in grado non solo di rilevare con sufficiente approssimazione l'esistenza di una tendenza o di una fase di congestione, ma anche di rapportare alle varie situazioni di mercato le segnalazioni operative.
Dovrà, infine, essere pianificato un equilibrato criterio di gestione delle uscite dal mercato sia in caso di guadagno che in caso di perdita.(°)
Insomma, prima di procedere alla realizzazione di un trading system o, ancor  più, al suo utilizzo operativo, è necessario ricercare con estrema attenzione l'esistenza della massima compatibilità tra il prodotto e le proprie strategie di investimento.


 
Realizzazione

L'idea progettuale prende corpo con la identificazione degli indicatori e dei parametri di massima che devono essere utilizzati dal programma computerizzato di analisi tecnica per la generazione dei segnali operativi.
Anche se la progettazione è stata accurata, è comunque necessario porre estrema attenzione a non mettere in piedi un modello in grado di funzionare ottimamente, in sede di simulazione, su un determinato andamento storico, ma privo di qualsiasi capacità di valutazione del presente.
E' facile, infatti, ed avviene solitamente quando si usano troppi indicatori oppure indicatori fortemente correlati l'uno all'altro, arrivare attraverso successivi aggiustamenti alla realizzazione di un sistema capace di produrre utili favolosi nella sperimentazione su dati passati, ma del tutto inidoneo a cogliere le dinamiche di mercato o, come comunemente si dice, a generalizzare.
In ogni caso, per quanta attenzione si possa dedicare alla costruzione del sistema, non esiste alcuna garanzia che un modello che ha funzionato in passato possa continuare a funzionare in futuro; è tuttavia molto difficile, al contrario, che un modello inefficace in fase di simulazione possa poi funzionare bene nella realtà operativa.


 
Ottimizzazione


E' sicuramente la fase più delicata.
Consiste nell'aggiustamento dei parametri, successivamente alla loro fissazione su valori di massima, per renderli idonei a raggiungere contemporaneamente il duplice scopo di massimizzare i profitti e di dimostrare efficienza su tutto il periodo di simulazione.
Occorre quindi procedere sperimentando le varie possibilità fino all'individuazione di quella che produce i migliori risultati.
E' intuibile che più numerosi sono i parametri da ottimizzare, più lungo è il processo di aggiustamento; bastano pochi valori, da provare in tutte le combinazioni possibili, per rendere interminabile questa fase, anche con l'uso di un computer potente.
Per poter confidare, poi, nelle capacità di generalizzazione del sistema, cioè nella sua attitudine a funzionare nell'operatività reale, è necessario che esso venga provato, con risultati soddisfacenti, su più intervalli temporali che riflettano condizioni di mercato differenti; da respingere senza esitazione quei modelli sulla base dei quali vengono conseguiti utili favolosi i quali, a un'attenta analisi, si rivelano dovuti a ben precise situazioni di mercato di natura eccezionale.
In proposito, è abbastanza diffuso un convincimento insidioso il cui vizio di fondo, evidentemente, sfugge a molti. In pratica, si prova un modello su un determinato periodo di tempo (training) e, quando i risultati sono soddisfacenti, lo si riprova su un diverso periodo (testing). Se l’esito è positivo anche questa volta il modello viene adottato, altrimenti si ricomincia daccapo. Ora, la ripetuta ricerca di parametri che soddisfino anche l’intervallo di test significa che quest’ultimo, in effetti, non diventa altro  che un prolungamento del periodo di training o, in altri termini, che il vero test può essere effettuato solo con l’applicazione pratica del modello.
Una buona via d’uscita può essere trovata, come detto più sopra, nella suddivisione dell’intero periodo in più intervalli temporali (3 o 4) e nella ricerca di risultati soddisfacenti in ognuno di essi tenendo presente che, in presenza di più soluzioni apparentemente simili, va privilegiata quella che garantisce maggiore stabilità di risultati, quella cioè che consegue una maggiore omogeneità nella distribuzione dei profitti su tutti i periodi presi in esame.
E' necessario verificare, in fase di ottimizzazione, che la frequenza delle operazioni sia adeguata al tipo di attività che il modello è chiamato a disciplinare e che esista un rapporto favorevole tra numero di operazioni in utile e numero di operazioni in perdita e tra utile medio e perdita media per operazione, tenuto conto dell'entità delle commissioni operative.  Da non sottovalutare, ovviamente, il fenomeno per il quale al trading system viene richiesto di produrre segnali su quotazioni che, al momento poi dell'intervento operativo, per quanto tempestivo, non sono più attuali.
Errato il concetto, per la verità piuttosto diffuso, relativo all'esigenza di una riottimizzazione frequente del trading system.
Infatti, o il modello ha la capacità di generalizzare, cioè di cogliere aspetti diversi del mercato, e in tal caso possiede già delle caratteristiche di autoadattamento, oppure è stato male progettato.
Non esistono alternative. Se l'operatore avverte l'esigenza di monitorarne frequentemente l'adeguatezza, vuol dire che i risultati non sono soddisfacenti. In tal caso è probabilmente meglio rivedere l'intera struttura  piuttosto che i parametri.


 
Esempio

Nell'esempio che segue non possono essere rigorosamente rispettati tutti i principi sopra esposti in quanto:
* manca il presupposto fondamentale della definizione di una strategia operativa;
* non si conoscono i costi relativi all'attività che scaturisce dai segnali del trading system.
La dimostrazione, tuttavia, pur non prefiggendosi alcun obiettivo operativo, propone un modello che può essere agevolmente integrato o modificato nella sua struttura per essere adattato a diversi tipi di esigenze.
L’oggetto della sperimentazione è l'indice Comit,(°) del quale è disponibile una lunga serie storica, e si suppone che l'intervento venga effettuato sul valore di chiusura del giorno successivo a quello di generazione del segnale. Il modello, pertanto, tiene già conto delle divergenze, prima evidenziate, che possono esistere tra il livello della quotazione al momento della generazione del segnale e quello dell'epoca di intervento.
Gli strumenti di analisi tecnica prescelti sono il rate of change (ROC), per la rilevazione della velocità
della tendenza, e il relative strength index (RSI), per l'individuazione delle situazioni di maggior forza del mercato, corrispondenti a un livello posto in prossimità della zona di ipercomprato; non esiste alcuna valida controindicazione al fatto che si tratta di due indicatori di momento fortemente correlati tra loro, visto che la struttura dell’uno è completamente diversa da quella dell’altro.
L'adozione di parametri piuttosto lenti fa emergere un sistema non molto aggressivo ma solido, con segnali di acquisto in presenza di un mercato fortemente orientato al rialzo e segnali di azzeramento delle posizioni in caso di indebolimento della tendenza.
Fissato un livello abbastanza elevato dell'RSI, il sistema genera, infatti, un segnale di acquisto non appena il valore dell'indicatore o di una sua media mobile viene a trovarsi  sopra tale livello e, contemporaneamente, il valore del ROC viene a trovarsi in posizione superiore a quello di una sua media mobile; genera, invece, un segnale di vendita quando il valore del ROC perfora al ribasso la sua media mobile.
Per la definizione esatta di ciascun parametro, viene fissato un minimo ed un massimo lasciando al programma di ottimizzazione l'incombenza di provare iterativamente tutte le combinazioni possibili e di scegliere quella che massimizza il profitto.
Le sole condizioni poste, dopo aver suddiviso il periodo di ottimizzazione (dall'1.6.1990 al 28.6.1996) in tre intervalli di uguale lunghezza, prevedono il conseguimento di utili in ciascuno di essi e una distribuzione la più equa possibile. La suddivisione in più intervalli soddisfa pienamente la necessità, generalmente avvertita, di provare il trading system su un periodo e di verificarlo su un altro al fine di misurarne l’efficacia, come già detto sopra, in condizioni di mercato differenti.
Il programma realizza il massimo profitto proponendo l'adozione dei seguenti valori limite:
* media mobile a 2 giorni dell'RSI su base di 14 giorni rapportata al valore di 74;
* ROC a 13 giorni riferito alla sua media mobile a 56 giorni.
L'utile conseguibile, complessivamente del 107,85% su base 1000 (a fronte di un indice rimasto complessivamente invariato) con 22 operazioni di acquisto e altrettante di vendita, risulta così suddiviso(°) :
 
- 1.6.90/26.6.92 - 508 sedute di Borsa: +10,69% su base 1000 (buy and hold: -38,06%)
- 29.6.92/24.6.94 - 507 sedute di Borsa: +59% su base 1106,90 (buy and hold: +51,28%)
- 27.6.94/28.6.96 - 507 sedute di Borsa: +18,10% su base 1759,96 (buy and hold: -5,87%)
 
Tenuto conto che il sistema è stato progettato per la sola gestione di posizioni lunghe nell'ambito di tendenze al rialzo e che la liquidità risulta impegnata solo per  poco più del 21% dell'intero periodo (330 giorni su 1522), i risultati possono essere considerati ampiamente soddisfacenti.
Nella figura che segue si può rilevare chiaramente come il grafico dell'andamento dei profitti cumulati (equity line), sovrapposto a quello dell'indice Comit, formi regolarmente dei gradini in salita in occasione dei rialzi di mercato e si stabilizzi in occasione dei ribassi. 



Nel periodo 1.7.96 - 30.6.97, non incluso nel training,  il sistema suindicato avrebbe conseguito un utile dell’11,13% a fronte di un aumento dell’indice del 26,94%, con un impegno della liquidità per 67 giorni su 250.
Nel periodo 1.7.97 - 26.6.98, infine, il profitto sarebbe stato del 45,98% a fronte di un incremento dell’indice del 70,64% e un impegno della liquidità per 90 giorni su 250.

 


 
Conclusioni

Non abbiamo la pretesa di aver trattato adeguatamente l’ampia problematica connessa alla costruzione di un trading system: non era questo lo scopo. Ci prefiggevamo, invece, di dare indicazioni di larga massima, da approfondire eventualmente su pubblicazioni specializzate, in merito alla possibilità di progettare dei sistemi meccanici idonei a sostituire proficuamente l’operatore nella individuazione dei momenti appropriati per un intervento sul mercato.
Aggiungiamo, in chiusura, che i trading systems più evoluti non si limitano alla generazione di segnali sulla sola base dell'elaborazione di alcuni indicatori con parametri statici, così come fatto nell’esempio, ma incorporano fattori di adattamento che imprimono una tempestività di segnalazione variabile in funzione della volatilità corrente.



(°) I concetti relativi alla scelta del momento di uscita dal mercato in funzione dei guadagni conseguiti o delle perdite subite formeranno oggetto di trattazione specifica in un capitolo a parte.
(°) Trattandosi di esempio didattico, non ha alcuna importanza il fatto che l’indice Comit non sia direttamente negoziabile.
(°) Se non fosse stata tenuta presente l’esigenza di una buona distribuzione dell’utile tra i vari periodi, sarebbe stato possibile ottenere risultati ancora migliori.

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