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Corso di analisi tecnica - 13^ lezione -

tenuto dal dott. Natale Lanza

 

SISTEMI DISCREZIONALI

 

Premessa

Una corretta tecnica operativa presuppone la fissazione di regole ben precise per l’individuazione del momento più appropriato per un intervento sul mercato, sia in entrata che in uscita.

Infatti, così come l’intervento iniziale viene normalmente subordinato al verificarsi di certe situazioni generali di mercato o specifiche di un titolo (es.: inversione di una tendenza, perforazione di determinati livelli di supporto o resistenza), l’uscita da una posizione, oltre ad essere connessa a fattori analoghi a quelli presi in considerazione per la sua assunzione, può anche essere determinata dal raggiungimento di certi obiettivi di profitto o dal conseguimento di una perdita massima prefissata.

Ora, la verifica dell’esistenza di condizioni favorevoli a un intervento può essere lasciata alla discrezionalità dell’operatore o può essere ancorata al rigoroso rispetto delle condizioni prefissate: nel primo caso avremo dei sistemi ragionati di intervento, nel secondo dei sistemi meccanici.

Per la naturale tendenza dell’uomo a dare elasticità alle proprie opinioni, l’impostazione di un sistema meccanico, o trading system, viene di solito effettuata al computer che, con indiscutibile obiettività e precisione, fornisce i propri segnali di acquisto o di vendita ai quali l’operatore si attiene ben sapendo che questi segnali, non solo rispondono alle logiche operative stabilite in precedenza, ma lo sollevano anche dallo stress connesso a un momento decisionale fondato sulla discrezionalità.

Ed è proprio quest’ultimo aspetto che, probabilmente, costituisce la caratteristica principale dei trading systems i quali, di per sé, non danno necessariamente luogo a un’operatività più redditizia di quella che può essere messa in atto da un investitore capace e disciplinato.

Per la loro particolarità, i trading systems verranno trattati nel prossimo capitolo; in questo, invece, affronteremo le regole che devono essere osservate da chi scende nell’arena dei mercati finanziari armato solo del proprio buon senso.

Trend di mercato

La regola principale che sta alla base di una sana operatività è quella di assecondare il trend generale del mercato. Salvo casi particolari, le operazioni in controtendenza presentano dei rischi notevolmente maggiori di quelli ai quali si va incontro con le operazioni in tendenza. Saremo, quindi, compratori di titoli in un mercato al rialzo e punteremo al ribasso nel caso contrario.

Diversa è la situazione di un mercato congestionato, un mercato, cioè, che si muove lateralmente con andamento oscillatorio. E’ consentito, in questi casi, il tentativo di anticipare i punti di svolta non dimenticando, però, che ciò che può apparire come un prossimo punto di svolta può facilmente trasformarsi in un punto di rottura del canale laterale.

E’ estremamente difficile riconoscere una fase direzionale da una di congestione se non dopo che l’una o l’altra si sia già manifestata inequivocabilmente. E, a questo punto, è elevato il rischio che la tendenza subisca un arresto o inversione oppure che la fase di congestione abbia termine con l’avvio di una direzionalità imprevista.

Gli analisti tecnici si sono prodigati abbondantemente nel tentativo di costruire degli indicatori in grado di distinguere le due situazioni in modo tempestivo e con sufficiente chiarezza, ma i risultati sono stati abbastanza deludenti.

Proviamo, comunque, a vedere come un operatore attento deve porsi nei confronti del mercato al fine di individuarne la direzionalità e sfruttarne i movimenti.

Tendenza definita

La rappresentazione dei prezzi in un grafico che si snoda, verso l’alto o verso il basso, con una buona angolazione è sicuramente l’evidenza migliore dell’esistenza di una tendenza ben definita.

La pendenza ideale, tuttavia, non deve essere né troppo né troppo poco ripida: nel primo caso potrebbe essere indicativa di un particolare stato di euforia pronto a trasformarsi in panico da un momento all’altro; nel secondo caso, invece, potrebbe tradire l’esistenza di un diffuso senso di incertezza che fa da sfondo alla spinta direzionale.

Occorre tenere conto, poi, se la tendenza osservata si muove nella stessa direzione di quella di più lungo periodo oppure costituisce semplicemente un movimento di correzione.

Non è che questi ultimi non siano utilizzabili operativamente; è solo che la presa di coscienza del corretto significato del movimento esaminato deve condizionare diversamente il tipo di intervento.

Se, infatti, si coglie il momento di svolta verso l’alto di una tendenza di breve discendente che rimbalza su una trendline di più lungo periodo, si effettua un intervento più razionale di quello che può essere effettuato su un movimento avulso da un contesto più generale.

L’esame visivo del grafico può essere accompagnato dall’analisi di indicatori di tipo algoritmico: un ROC che perfora una propria media mobile o la linea dello zero, un Rsi che perfora il livello di 50, un MACD a istogrammi in ascesa o in discesa o, ancor meglio, in ascesa sopra la linea dello zero o in discesa sotto la linea dello zero, sono tutti segnali che possono convalidare le conclusioni dedotte dell’esame del grafico.

Molto efficace, sotto il profilo previsivo, viene ritenuta la presenza di divergenze grafiche riscontrate su alcuni indicatori: ad esempio, l’andamento discendente di un indicatore di momentum in presenza di un grafico di mercato ascendente, segnala la perdita di forza della tendenza e, quindi, la possibilità di un arresto o di una inversione.

Dispersiva e controproducente appare invece l’analisi contemporanea di molti indicatori: questi si presentano spesso in discordanza tra loro ingenerando incertezza e confusione; meglio sceglierne pochi, quelli con i quali ci si trova maggiormente a proprio agio e che, in passato, hanno dimostrato di funzionare frequentemente, e solo su questi concentrare la propria attenzione.

Congestione

Abbiamo detto che è meglio assecondare una tendenza di mercato piuttosto che contrastarla. Il mercato, tuttavia, si trova in fase di tendenza molto meno frequentemente di quanto si muova lateralmente.

In quest’ultimo caso, non essendoci una tendenza da sfruttare, si può cercare di operare sulle oscillazioni comprando sui minimi e vendendo sui massimi.

L’individuazione dei punti di massimo e di minimo, cioè dei punti di svolta, non è delle più agevoli. Tuttavia, verificata visivamente l’esistenza di un canale orizzontale, si può supporre che le parallele di supporto e resistenza possano continuare a respingere i movimenti e, su tale presupposto, si possono impostare i propri interventi.

C’è, ovviamente, il rischio che le quotazioni, anziché invertire la direzione di marcia, perforino i livelli citati dando l’avvio a una nuova tendenza: come nel caso della tendenza definita, però, anche lo studio delle zone di congestione può essere accompagnato dell’esame di oscillatori che segnaleranno, in prossimità dei presunti punti di svolta, se il movimento in corso si sta rafforzando, facendo presagire un breakout, o si sta indebolendo, convalidando così l’ipotesi della svolta. Analogamente, l’esistenza di livelli di ipercomprato o di ipervenduto sugli oscillatori depone a favore di una svolta delle quotazioni.

Insomma, nulla di certo, come sempre, ma solo un insieme di indizi che, una volta dimostratisi validi strumenti di valutazione sulla base dell’esperienza personale, ci fanno ragionevolmente ritenere che anche nel futuro esplicheranno analoga efficacia.

Oggetto dell’investimento

Una volta individuata la tipologia di intervento più adeguata al particolare momento, qualora non si voglia o non si possa operare direttamente sugli indici di mercato, è necessario scegliere i titoli sui quali orientare le proprie scelte.

Anche in questo, nulla deve essere lasciato al caso.

Non appare logico il concetto di chi opera esclusivamente sui titoli ai quali è affezionato, prescindendo dalla loro situazione del momento; è invece necessario individuare quelli che presentano delle caratteristiche coerenti con la situazione generale del mercato.

Se, quindi, si opera in acquisto, si sceglieranno titoli il cui grafico evidenzia la perforazione di un livello di resistenza, la formazione di una figura di inversione al rialzo, o comunque l’esistenza di un trend rialzista confermato dalla configurazione assunta dagli indicatori algoritmici. Il contrario, naturalmente, se si opera al ribasso.

Questo non è ancora sufficiente: per avere una certa sicurezza che il titolo non si muova in maniera autonoma, è necessaria l’esistenza di un buon livello di correlazione con l’intero mercato; e questo può essere verificato anche sulla base del coefficiente beta che, come noto, misura l’attitudine del titolo a muoversi in sintonia col mercato, amplificandone o contraendone le variazioni.

Non è male, tra più candidati, privilegiare quelli che presentano una forza relativa ascendente (rapporto tra quotazione del titolo e indice di mercato) e quelli che hanno un coefficiente alfa positivo, in caso di acquisto, o negativo, in caso di vendita.

Alla fine, la rosa delle opzioni disponibili si sarà fortemente ristretta rendendo quasi automatico l’orientamento dell’investitore.

I concetti esposti, tuttavia, non vanno interpretati rigidamente, ma devono servire solo come guida di riferimento per un intervento ragionato tenendo presente che è sempre l’investitore, sulla base della propria esperienza, a dover distinguere le circostanze nelle quali è più opportuno privilegiare certi aspetti da quelle nelle quali occorre privilegiarne altri.

Uscita

La scelta del momento di uscita dal mercato è altrettanto, e forse anche più, importante dell’individuazione del momento di entrata.

Esiste tutta una serie di detti del tipo “Compra ai minimi e vendi ai massimi” oppure “Taglia le perdite e lascia correre i profitti”: in pratica, come si fa a tradurre, sul piano pratico, queste affermazioni di principio? Una volta assunta una posizione, sia essa rialzista che ribassista, quand’è che bisogna abbandonarla, perché conseguito l’obiettivo di profitto o perché in perdita?

I concetti relativi all’uscita dal mercato sono così importanti che meritano una trattazione separata in apposito capitolo. Adesso si può anticipare che l’azzeramento di una posizione non deve essere affatto un evento occasionale o umorale; esso richiede un’attenzione forse anche maggiore di quella riservata al momento dell’intervento originario. Se si è in perdita, bisogna avere la forza di riconoscere l’errore e agire di conseguenza, anziché sperare in un rovesciamento della tendenza che porti a un recupero; se si è in profitto bisogna avere il buon senso di capire quando l’obiettivo è stato raggiunto anziché lasciarsi sopraffare dall’avidità che, portando a sperare in una amplificazione del movimento favorevole, induce a prolungare la propria presenza sul mercato col rischio di perdere di colpo il guadagno non ancora monetizzato o, peggio, di andare in perdita.

Conclusioni

Visto che stiamo trattando di interventi discrezionali dell’operatore, vorremmo elencare alcuni principi che, quali che siano le tecniche adottate, devono ispirare la sua condotta:

n      E’ necessario che esista sempre un piano di entrata e di uscita dal mercato; nulla deve essere lasciato al caso né agli umori del momento. E’ bene che l’investitore scriva su carta, al momento dell’intervento originario, i criteri che hanno orientato il suo intervento e quelli che dovranno portare alla individuazione del momento di uscita. Tale abitudine, oltre a conferire maggiore obiettività all’azione, fornirà anche una traccia storica dei punti di forza e di debolezza che serva da guida per il futuro.

n      Collegata alla opportunità della predisposizione di un piano è quella di non ondeggiare col rumore del mercato. Una volta adottato un atteggiamento sulla base dell’esame dei grafici e degli oscillatori, è importante non lasciarsi fuorviare dai movimenti contrari, determinati da oscillazioni di brevissimo periodo, che portano all’azzeramento affrettato di posizioni sane o, peggio, al raddoppio di posizioni perdenti.

n      Per operare proficuamente in Borsa non è necessario che l’investitore sappia prevedere il futuro. Quello che gli è richiesto è di saper valutare correttamente la situazione corrente individuando, secondo buon senso, la prevalenza delle forze rialziste su quelle ribassiste o viceversa. Adeguerà quindi il suo comportamento a quello prevalente sul mercato, pronto a rimediare senza esitazioni qualora dovesse accorgersi di essersi sbagliato.

n      E’ necessario non lasciarsi ispirare da preconcetti sentimenti rialzisti o ribassisti. Quanto spesso, dopo forti discese dei prezzi, si sente dire che “a questi prezzi conviene comprare”! Perché bisogna comprare a tutti i costi se la tendenza rimane ribassista? Perché invece, in caso di forte rialzo, non si sente quasi mai dire che “a questi prezzi conviene vendere”? In effetti, visto che in Borsa si può operare in entrambe le direzioni, l’atteggiamento più appropriato è quello che porta a valutare serenamente la situazione e ad agire con coerenza.

n      E’ fondamentale non contrastare il mercato. Agire controtendenza, sperando di anticipare improbabili inversioni è il modo più rapido per perdere il proprio denaro. Può pure essere che qualche volta vada bene, ma questa è sicuramente l’eccezione e non la  regola. Meglio quindi attendere che il mercato assuma una direzione da assecondare anche se questo significa, spesso, perdere la parte iniziale di un movimento. E’ solo apparente la contraddizione di questo principio con quello, prospettato sopra, di vendere sui massimi e acquistare sui minimi di una zona di congestione. In quest’ultimo caso, infatti, non esistendo una vera e propria tendenza, non esiste neppure la possibilità di contrastare il comportamento del mercato.

 


      

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