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OPERARE IN BORSA DALLA A ALLA Z:
METODO VELOCE PER I NEOFITI
Rino de Pasquale
redazione@piazzaffari.org
Articolo N. 5
OPERATIVITA’
SUI MERCATI
La
vendita allo scoperto
Abbiamo
spesso parlato di "andare short", ossia vende-re; ma come
si fa a vendere se non abbiamo il titolo in portafoglio? Finalmente
in Italia stiamo ereditando dall'America anche questa facoltà:
poter vendere un titolo perché prevediamo che scenderà di
quota-zione , pur non
avendolo in portafoglio;
quando vor-remo chiudere tale posizione, non faremo altro che andare
ad acquistare lo stesso titolo ad un prezzo più basso, rea-lizzando
il nostro guadagno. Tale fa-coltà si sta renden-do disponibile
presso molte Sim, e la fascia di titoli compresi in questa
operazione va allargandosi sempre più. Capite bene che,
con que-sta possibilità,
non esiste momento sfavorevole sul mercato per noi che
operiamo: se il trend è rialzista,
noi compriamo, se
è ribassista, vendiamo allo sco-perto.
Inoltre è bene ricordare che, per questo tipo di operazione,
non ci viene richiesto di investire l'intera somma, bensì solo una
parte a titolo di ga-ranzia: il cosiddetto margine di garanzia.
Facciamo un esempio per capirci meglio.
Facendo
le mie analisi, scopro che la quotazione del titolo Telecom oggi
subirà un ribasso: decido di ven-derlo allo scoperto. La mia Sim
richiede per tale ope-razione un margine di garanzia del 20%, cioè
se io de-cido di investire 5000 euro su tale ti-tolo, potrò invece
controllare un pacchetto di azioni dello stesso titolo del valore
complessivo di 25000 euro. Una volta effettuata la mia vendita allo
scoperto, e il titolo effettivamente comincia a perdere quota,
deciderò di riacquistare al raggiungimento del mio ideale guadagno.
Andrò
quindi a riacquistare, sempre con soli 5000 euro in portafoglio, un
valore complessivo di azioni per 25000 euro + la plusvalenza.
Conclusione: se alla ven-dita il titolo quotava 10 euro, ed
all'acquisto quotava 9 euro,
io vendevo 2500 azioni Telecom, per poi riac-quistarle e guadagnare
in tota- le 2500 euro (investen-done solo 5000!)
Nel
seguente esempio, vi illustro come in America il numero di contratti
degli shorter sia determinante per l'andamento di un titolo; infatti
sul sito di YAHOO Fi-nance, per ogni titolo quotato, oltre a tutte
le altre notizie riguardanti la società, esiste un prospetto che
ci in-dica quanti shorter hanno ven-duto su quel titolo in quel
momento, con tutti i nu-meri relativi:
Short
Interest
As
of 8-June-2001
Shares
Short 40.3M
Percent
of Float 13.2%
Shares
Short (Prior Month) 39.5M
Short
Ratio 4.76
Daily
Volume 8.48M
Shares
Short (numero di titoli acquistati allo sco-perto)
Percent
of Float (percentuale di titoli short rispetto al totale in
circolazione)
Shares
Short (Prior Month) (media titoli acquistati allo scoperto nel mese
precedente)
Short
Ratio ( rapporto tra titoli short e titoli scam-biati giornalmente)
Daily
Volume (media giornaliera di titoli scambiata sul mercato).
Operatività
nel breve periodo
Breve
periodo: entriamo nel pieno della speculazione finanziaria, dato
che qui si parla di operazioni che vanno effettuate e chiuse in
giornata, o al mas-simo in due o tre giorni. È un sistema
validissimo nei mercati in fase laterale, che peraltro
caratterizzano il 60/70% dei movimenti borsistici,
fase che si ripete spesso in Borsa e durante la quale gli
investitori a lungo periodo preferi-scono non guardare le quotazioni
dei loro titoli per non entrare in preda del panico. È un sistema
che comunque richiede massimo impegno e tempo da dedicare alla
borsa; non si può assoluta-mente pensare di poter fare speculazione
in Borsa fissando gli obiettivi ed allonta-nandosi tranquilli dal
proprio computer. Si può allentare la presa solo dopo aver chiuso
la propria posizione; nel caso che la posizione resti aperta per
qualche gior-no, biso-gna fare analisi e previsioni alla fine di
ogni giornata di borsa, preparando le strategie di difesa e di
uscita dal mercato per il giorno seguente. È co-munque un sistema
scelto dai trader più attivi, coloro cioè che non riescono a
stare lontani dalle quotazioni in attesa che si realizzi lo sperato
guada-gno; essi preferiscono trarre i guadagni da ogni fase di
mercato, per approfitta-re di periodi più lunghi solo quando il
trend sarà ben definito.
Dopo
le preventive e solite scelte di settori, titoli e time frame,
calcoleremo i Pivot già studiati in pre-cedenza, in base ai
movimenti dell'ultimo giorno precedente: come già detto, due
livelli di supporto e due di resistenza. In base alla teoria di
Fibonacci, poi, calcoleremo i livelli di ritracciamento sullo studio
del range dei cinque giorni precedenti.
Inu-tile
dire che, avendo bisogno dei massimi e minimi più significativi, se
in tale periodo non troviamo grossi movimenti di mercato, andremo ad
analiz-zare a tale scopo il periodo immediatamente precedente che
ci mostri invece validi valori di massimo e minimo.
Esempio:
se nei 5 giorni precedenti il trend è stato
pressocchè
piatto, andremo a ritroso alla ricerca di un range che ci dia valori
più concreti per il calcolo dei livelli di Fibonacci. Quindi, se
troveremo tale range altri cinque o dieci giorni prima, sarà quello
il periodo da prendere in considerazione per definire i livelli.
L'oscillatore
che ci aiuterà in questo sistema, e che terremo sempre sotto
stretto monitoraggio, è lo sto-castico: nel breve periodo è
sorprendente come sappia anticipare, anche se di poco, le inversioni
di movimento del trend. Indubbiamente non possiamo programmare le
nostre entrate ed uscite dal mercato solo in base ad es-so, poiché
ci farebbe aprire e chiudere posizioni in con-tinuazione, dato che
per lo stocastico sono evidenti an-che le più piccole oscillazioni.
Gli altri aiuti che terre-mo in grossa conside-razione
nell'operatività del breve periodo sono:
grafico
lineare del future sull'indice del titolo scelto;
grafico
lineare dell'indice del titolo scelto;
grafico
a barre ogni cinque minuti del titolo scelto.
Il
grafico del future sull'indice anticipa e dirige i mo-vimenti del
grafico dell'indice stesso; il grafico dell'indice ci dà conferma
del trend accennato dal futu-re; il grafico a barre del titolo ci
aggiorna ogni cinque minuti sugli sviluppi del trend, e ci mostra la
formazione di figure che ci indicano rialzi o ribassi. Esistono
figure che non fanno che segnalarci che la congestione continuerà,
ed altre che ci allarmano sulla possibilità che il break out è
vicino ad avverarsi: noi studieremo queste ultime, poiché nostro
obiettivo è proprio l'individuazione del break out. Ora quindi,
avvalendoci anche dell'aiuto dei livelli di supporto tracciati
dentro e fuori il canale, studieremo il trend del titolo per scovare
tali segnali.
Porremo
attenzione al trend quando l'oscillazione dello stesso diventa più
accentuata, lo stocastico ci segnala entrata in zona di ipervenduto
o ipercomprato, e l'uso dei livelli tracciati all'interno del canale
diventa inutile a causa proprio della forte oscillazione: i volumi
sicu-ramente in questo caso si ingrosseranno im-provvisamente, e noi
ci prepareremo ad aprire la nostra posizione.
Analisi
delle figure di rottura
Le
figure già studiate (higher than first, lower than first, doppio o triplo
massimo, doppio o triplo minimo) sono validissime per l'applicazione
su questo sistema, e per la loro spiegazione vi rimando ai paragrafi
precedenti.
L'argomento
su cui andremo a focalizzare la nostra attenzione in questo
paragrafo è il momento in cui il break out si verifica. Abbiamo
già detto che si-tuazioni di pull back ( subito dopo il break out
il trend prende la direzione esattamente opposta) sono frequenti, e
per cautelarci da questa eventualità abbiamo fissato i livelli di
Fibonacci, ossia rette di supporto e resistenza cautelative prossime
agli stessi livelli di supporto e resistenza. Ma sovente capita che
il pull back inverte sì la rotta del trend, ma solo fino al
precedente supporto (in caso di break out ribassista) o alla
precedente resistenza (in caso
di break out rialzista): a questo punto rim-balza, per prendere
definitivamente la direzione presa all' inizio del break out.
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